Miniesercizio – 75 – Un vento diverso


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una ruota
– Un bambino silenzioso
– Un sasso blu
– La foto seguente
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 Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

 

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44 pensieri su “Miniesercizio – 75 – Un vento diverso

  1. In una giornata di vento debole un bambino, solo e silenzioso uscì nel giardino di casa, con quell’erba verdognola che sembrava luccicare, uscì, non per giocare solo per riflettere.. Si, perché la madre gli stava sempre attaccata, gli diceva:”Fai sempre i compiti!! Vai sempre a scuola!! Mangia tutto!! Non stare sempre davanti alla tv!!” e così via, chissà cosa avrà combinato stavolta, lo ha mandato a riflettere per poi chiedere scusa, lui offeso era salito su nella sua stanza, ma quando ha visto la madre riordinare la cucina è uscito e non si è accorta di nulla.. Lo sgridava sempre, quando era a lavoro non era con lui ma quando lei tornava si sentivano solo urla, ecco perché il bambino era così silenzioso.. Il giorno prima la maestra aveva portato in classe dei sassolini, alcuni piccoli altri medi, non troppo pesanti, e disse ai bambini di disegnare i sassi con l’immagine che avevano della loro felicità: chi disegnava un cagnolino, chi invece un sole splendente, lui no, lui lo face completamente blu, come la tristezza, come se per lui la felicità non esistesse. La maestra lo chiamò vicino a lei e gli disse sorridendo:”Alza il sasso in alto! Fallo vedere ai tuoi compagnetti!” lui lo alzò seguendo le indicazioni della maestra, :”ecco, guardate, questo è il sasso più bello che abbia mai visto, perché è blu, è il colore del mare che gioca con la sabbia, è il colore del cielo che gioca con le stelle, è solo blu, è bello per questo motivo, è semplice”.. Il bambino non condivideva le parole della maestra e ad un certo punto lanciò il sasso. Lo lanciò dritto alla finestra, colpì una bicicletta che stava lì, accanto ad un albero, una bambina vide la bicicletta e si mise a piangere :”era la mia bicicletta.. Perché hai fatto questo alla mia bicicletta”.
    Forse è per quello che la madre lo aveva mandato a riflettere.. Stava da solo, in giardino, in mezzo all’erba, rifletteva ed il vento gli spostava i capelli.. Arrivò la bambina, chiese: “Perché stai da solo?? Vuoi giocare con me??” ma il bambino un po’ confuso disse:”ma perché dovrei giocare con te?? Ho rovinato la tua bicicletta e ti ho fatto piangere tanto.. Avevi detto che era il tuo gioco preferito stare in bicicletta..” e lei rispose:”il mio unico gioco preferito è stare in compagnia, voglio solo stare con i miei amichetti, non mi importa della bici” gli prese la mano ed andarono a giocare, perché i bambini I fanno così, lasciano da parte il rancore e si prendono le mani, dovremmo imparare da loro..

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  2. Il bambino, spingeva la ruota…avanti…indietro…avavanti e indietro. Silenzioso, in armonia con la natura, con il venticello, che piano soffiava. Spinse con delicatezza la ruota… si sdraiò sull’erba rigogliosa, alzò gli occhi al cielo, e si sentì libero. La ruota era la sua libertà, che nessuno avrebbe fermato. E quella pietra blu, che furtiva, gli cadde dalla tasca, era il suo cielo, che lo avrebbbe accompagnato… anche… nell’oscurità.

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  3. Uscì di corsa correndo, il respiro affannoso, la mente piena di immagini scolpite a fuoco di parole inconsapevolmente crudeli. Le poche persone che lo videro correre con foga vedevano solo un piccolo bambino di 10 anni scapicollarsi giù per la valle. I passanti furono colpiti dalla corsa del bimbo, noto nel paesino per il suo temperamento timido, introverso. Spesso si incontrava in giro con la madre a far commissioni, con lo sguardo perso, sempre zitto. Ma quel giorno qualcosa era cambiato, delle parole di fuoco avevano scottato l’anima di quel bambino apparentemente tranquillo, apparentemente sereno. Parole pesanti, parole cattive spesso sono dette con fin troppa leggerezza e colpite da queste il piccolo era corso a rifugiarsi in un luogo senza tempo, un vecchio mulino vicino al fiume, appena sotto al suo paesello natale. Sedette ancora scosso su un sasso di colore blu, che aveva tinto in un diverso pomeriggio di sole, un pomerigio di gioia, molti anni prima. Qui tutto taceva. O almeno apparentemente. In questo luogo non vi è spazio per fracassanti suoni artificiali, per cigolanti pettegolezzi o per il tuonar di parole di odio. Qui la ruota gira da sempre e lo sciabordio del fiume l’accompagna nel suo eterno viaggio circolare. Il bambino qui si lascia cullare dal dolce canto del tempo che nel suo viaggio è insensibile a odio, a rabbia. Sempre scorre parallelo, insensibile, ignaro ed invincibile alla cattiveria e alla codardia degli uomini.
    Qualche ora dopo, un bimbo silenzioso tornava tranquillo a casa.

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  4. Oggi il sole splende quando io vorrei vedere solo pioggia e grigio, come nella mia testa. Esco di casa e una leggera folata di vento mi intorpidisce i sensi. Vorrei essere un uccellino libero nel blu infinito. Da quel giorno mi hanno sempre definito silenzioso e solitario, ma nessuno capisce come mi sento. Vado alla mia solita ruota, lì nessuno mi trova mai. Comincio a dondolarmi chiudendo gli occhi. Avanti e indietro, avanti e indietro, sempre la stessa storia, sempre le stesse cose. Ormai é diventato tutto così monotono. Mi fermo e osservo ciò che mi circonda. Ad un tratto vedo un sasso, blu per la precisione. Papá adorava il blu. Lo raccolgo e piango in silenzio. Ad un tratto vengo rapito dal rumore che produce il vento, così lo osservo. Sembra una trottola che non si ferma mai, e quasi sento una carezza sul viso. Si lo so, sei sempre qui.

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  5. È una bella giornata di settembre, l’aria è più fresca così ho deciso di portare fuori il cane anche se sono le tre del pomeriggio.
    Al parco non c’è praticamente nessuno tranne me, il mio cane ed un ragazzo.
    Se ne sta in piedi, da solo, senza musica nelle orecchie o libri in mano e guarda il cielo. Dalle sue mani cade leggera dell’erba strappata.
    Libero Nelson che inizia la ricerca di un bastone e mi perdo nell’osservare questo giovane uomo.
    A cosa starà pensando?
    Lo immagino che ripensa ad una bellissima vacanza in montagna con la sua ragazza, che adesso lo ha lasciato.
    Lo immagino mentre le regala un sasso blu trovato sulla riva, un gesto come un altro ad altri occhi, me è la sua naturalezza il suo vero significato.
    Nelson interrompa la mia immaginazione perchè ha trovato qualcosa che si vede, lo rende particolarmente felice e fiero.
    Lo prendo per guardarlo e riconosco nella sua forma una piccola ruota di legno, come di un carretto.
    Dove mai l’avrai trovata eh?
    Accarezzo la sua testa e gliela lancio il più lontano possibile.
    Torno a guardare verso il ragazzo, mi divertiva quell’esercizio in cui mi ero cimentato, ma vengo sorpreso.
    Il ragazzo si è seduto e sorride ad un bambino, in piedi accanto a lui che gli tiene una mano sulla spalla. Il bimbo è silenzioso mentre ascolta quello che gli viene raccontato.
    Sembra una storia avvincente perchè il suo narratore appare molto preso.
    Poi guardano entrambi al cielo e sorridono.
    Chissà, magari grazie a quelle storie, riusciranno ad affrontare tutto, insieme.

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  6. È così facile inciampare. A chi non è mai capitato? Cammini per strada tra un marciapiede e l’altro, ti capita tra i piedi un gradino a cui non avevi fatto troppo caso ed eccoti lì, steso a terra, più preoccupato che qualcuno possa averti visto che delle tue escoriazioni. Dev’essere andata così al ragazzino in cui mi sono imbattuta al parco qualche pomeriggio fa, vagando per immersa nella catarsi del verde. La ruota anteriore della sua bici che non riesce ad evitare l’ostacolo che poi lo fa capitombolare. Ed eccolo prono, sul prato, non una parola, nessun piagnisteo, solo un rantolo e poi lo sguardo fisso su qualcosa, sul colpevole della vicenda: un sasso, un grande sasso blu. E poi l’ombra di un sorriso sulle sue labbra. Cosa poteva fregargliene di esser caduto o che tutti lo stessero guardando? Aveva trovato una cosa talmente straordinaria, così rara che poco importava il resto. Bisognerebbe fare lo stesso quando si inciampa nella vita e concentrarsi su quei piccoli dettagli positivi.

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  7. Sono disegni_mperfetti su Instagram, buona lettura:

    Il bambino era fermo e silenzioso, in piedi in mezzo al prato, lo sguardo basso. Nulla sembrava scuoterlo, né le continue folate di vento, né la ruota di legno, saltata via da chissà dove, che gli sfrecciò accanto.
    Quando l’oggetto prese il volo, però, tutta l’attenzione del bambino si incentrò sul sasso blu che la ruota aveva colpito. Decise di andare a vedere da vicino la pietra e Marya scattò la foto vincente, sapeva che si sarebbe mosso prima o poi. Quando, anni dopo, le chiesero chi fosse il protagonista dello scatto che l’aveva resa famosa in tutto il mondo, rispose: <>.

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  8. “Questo sasso blu è dello stesso colore di un lago profondo, lo porterò a casa” pensò un bambino silenzioso. Non parlava per scelta, non voleva comunicare con gli altri, si sentiva meglio così.
    Si recava in quella sua collina situata nel suo subconscio, lui era uno dei pochi fortunati a poter entrare nella parte più nascosta della mente. Questo lo portò ad una precoce depressione, ma a lui piaceva. Un ricordo doloroso e traumatico era rimasto impresso nella sua memoria… Ormai era giunto il tramonto ed il riflesso del sole sulle scarpe bianche del bambino silenzioso gli scaldava i piedi, osservava quel sasso blu stando in silenzio,sognando ad occhi aperti. Quando una ruota, appartenente ad un trattore, rotolò dalla collina schiacciando il bambino silenzioso, che da allora rivive quel momento in coma

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  9. Stavo per tornare a casa quando è successo, il mio capo mi chiamò perché avevamo un altro caso. Se non avessi seguito il caso non sarebbe successo niente. Il capo richiamò tutta la squadra e analizzammo le immagini del delitto. Una delle immagini l’aveva inviata a noi il soggetto ignoto per sfidarci a trovare la sua prossima vittima. La foto era delle gambe della vittima, sopra un prato forse di un parco. Andammo sulle scene e, una volta studiata la vittimologia, capimmo come doveva essere la prossima vittima. Così dalla vittimologia arrivammo al criminale. A casa non c’era, così andammo all’ufficio, ma anche lì niente. E fu allora che mi venne l’idea: trovai un sassolino blu nel prato della foto e mi ricordai il parco dove avevano tanti sassolini blu. C’era una signora che correva sempre lì, credevo fosse la vittima. Avevo ragione ma, mentre guidavo l’auto verso quel posto qualcuno sgonfiò una ruota e rimasi a terra, per fortuna il mio capo mi venne a prendere e riuscimmo ad andare verso il luogo. Cercammo di arrestare il criminale facendo leva sul suo narcisismo, ma non funzionò così stava per sparare e io sparai per primo. Così salvai la vita a tua madre, al costo della vita di un criminale. Ma tu, che non parli sei troppo piccolo per capire a cosa mi ha portato questa scelta. Ossia gli incubi che faccio la notte. Ma almeno ne è valsala pena. Almeno voi due siete salvi.

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  10. Luca era un ragazzo di 15 anni. Un giorno uscì da scuola con aria decisa. Una ragazza lo fermò per il braccio “Hey, tutto ok?” “Si si, sto bene” rispose Luca prima di allontanarsi in fretta. Ma proprio quando pensava di avercela fatta, sentì una voce chiamarlo. “Luca” disse la voce accompagnata da risa indistinte “dove vai così in fretta? Dal tuo fidanzatino” disse scandendo fastidiosamente l’ultimatum parola. Luca fece per andarsene, ma qualcuno aveva afferrato il cappuccio della sua felpa, e così fu costretto a voltarsi. “Luca, perché scappi?” Diceva il ragazzo esile ma muscoloso che aveva di fronte “ti vergogni forse di essere un frocio di merda?” disse, e il gruppo di ragazzi che lo circondavano risero alle sue spalle. “Lasciatemi in pace” sussurrò Luca indietreggiando e provando a non far vedere quanto stava male. “Aspetta, ho un regalino per te e il tuo fidanzatino” disse, avvicinandosi lentamente. Una volta arrivato a pochi centimetri dal viso di Luca, il bullo gli sputò in faccia. Scoppiarono tutti a ridere, e Luca corse via, più veloce che poteva. Arrivò in un parco, deserto a quell’ora, e lanciò lo zaino di scuola il più lontano possibile. “Va tutto ok” si ripeteva “sono solo dei cretini” provava a pensare, ma nella sua testa le loro risate si moltiplicavano,e le lacrime uscirono da sole. Luca mise una mano in tasca e ne tirò fuori un sasso azzurro, quello che aveva raccolto al mare con Francesco, quest’esate. Lo strinse forte e iniziò a calmarsi, ma più provava a scacciare dalla mente quelle risate, più forti tornavano. “Sono sbagliato”, pensò. “Sono una merda”. “Non merito di vivere”. Quest’ultima affermazione lo fece scoppiare in lacrime, e il sasso blu gli scivolò dalla mano. Luca si chinò a raccoglierlo e vide una ruota nascosta nell’erba alta. Si mise il sasso in tasca e prese la ruota. Era un vecchio pneumatico rotto, che volendo si sarebbe potuto aprire e ridurre ad una striscia sottile. Allora a Luca venne un’idea. Iniziò ad aprire la ruota in due, e a strapparne una striscia. Poi, si arrampicò su un albero e ne appese un’estremità a un alto ramo, scese, e fece un cappio intorno all’altra estremità del pneumatico sfasciato. Le lacrime gli annebbiavano la vista. Strinse forte in mano il sasso azzurro, e infilò la testa nel cappio. Due ore dopo, il suo corpo fu ritrovato appeso a quella striscia di ruota, con ancora stretto in mano quel sasso blu.

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  11. Io sono @cristinafilomeno su Instagram e questa è la storia:

    In una fredda notte invernale, Milo era disteso sul suo scomodo letto. Non si sa se dormisse o fosse sveglio, fatto sta che nel silenzio della stanza, gli vennero in mente come un sogno delle immagini, immagini che lui credeva di non ricordare più. Era tornato il piccolo bambino di 7 anni, spensierato che girava silenziosamente per il verde parco vicino casa sua, dove lì, proprio lì, trovò quella vecchia ruota abbandonata. Su quella ruota era meravigliosamente incastonata una pietra. Per Milo era una pietra bellissima, quando per tutti gli altri era solo un sasso, uno stupido sasso blu. Decise di volerlo portare con sé, siccome era così bello non poteva lasciarlo incustodito, ma era troppo difficile da estrarre dal centro di quella ruota a raggi. Così ogni giorno tornava e ritrovava la ruota nello stesso posto del giorno precedente e provava a staccare il sasso, finché finalmente ci riuscì e lo portò a casa con sè. Nonostante la guerra, la perdita dei genitori, Milo non perse la felicità negli anni perché quel sasso era sempre con lui. All’improvviso, però, Milo tornò alla realtà. Uno dei bambini del centro volontariato lo stava chiamando, stava chiamando “Papà Milo”

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  12. @iriganz su Instagram

    Era un pomeriggio come un altro per lui: cielo azzurro, prato verde, le sue solite scarpe bianche che pestavano il tappeto d’erba. Non si meravigliava più che persino i colori fossero diventati banali. Scrutava la radura in cerca di un segnale di vita, in cerca delle parole che da tempo non pronunciava. Persino a lui sembrava triste come un bambino possa perdere la parola. Eppure era così. Non poteva descrivere, gridare, ridere, ma soprattutto non poteva raccontare la sua storia. Era arrivato a pensare di valere tanto quanto la ruota di legno abbandonata appoggiata all’albero nel centro della radura.
    Oppresso da quei pensieri, abbassò lo sguardo per la rassegnazione, sentimento più grave che raro in un bambino. A quel punto i suoi occhi captarono un colore inaspettato, il blu di un sasso incastonato nel terreno. Un sasso blu? Spinto dalla curiosità -quand’era l’ultima volta che la aveva provata?- puntò l’alluce nella terra e fece leva sul sasso, sollevandolo insieme ad un turbinio d’erba. Vi si avvicinò col dito e appena lo sfiorò sentì un forte vento scompigliargli i capelli. D’un tratto udì una voce proveniente dalla radura:”Mi abbandonarono dieci anni fa, per un chiodo fuori posto mi sostituirono senza indugio. Sono rimasta in silenzio troppo a lungo. Grazie”, disse la ruota.
    Il bambino spalancò gli occhi e, aprendo la bocca, pronunciò: “Grazie a te”.

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  13. Da quel giorno Luigi non parlò più.
    Lui la ruota non la vide arrivare: lui era chinato, chinato a raccogliere un sasso blu in mezzo al prato.
    Fu un attimo e poi correva di nuovo, in un mondo di biglie e disegni a colori.
    Ma da quel giorno nel parco si mormorò che Luigi, sei anni, mai più parlò.

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  14. Il piccolo Reif amava dondolarsi su una ruota di camion consumata, che suo nonno ormai canuto e stanco legò con grosse funi, prese nel basso di chissà quale cantina, al tronco della vecchia quercia. Anche quel giorno di fine settembre Reif, otto anni o poco più, stette silenzioso a dondolarsi, mentre il sole di un calore amaro, si preparava a salutar per sempre la bella stagione. Il piccolo Reif aspettava suo nonno quel giorno, lì su quel dondolo di sogni, più trepidante del solito, perché proprio sullo sterrato a pochi passi dalla quercia, aveva trovato una pietra blu, che in dono voleva dare al vecchietto una volta tornato dalla consueta passeggiata pomeridiana. Quel giorno suo nonno non fece ritorno, e nemmeno quella sera si videro i fari della sua bicicletta, e nemmeno quella notte la lucina accesa del suo comodino. Le lacrime del piccolo Reif bagnarono la pietra blu, che in un lampo non si trovò più tra le mani. -“Quando non trovi qualcosa di importante, guarda il cielo”- così il nonno diceva sempre al piccolo, e Reif vi guardò: la pietra blu un’enorme stella era diventata, meravigliosa e lucente. Piccolo Reif da quel giorno capì perché suo nonno non aveva fatto ritorno: per ardere, il cielo aveva bisogno di lui. Fiby_k su Instagram

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  15. Su instagram sono @carly_hootowl

    In una fresca giornata estiva, un bambino uscì sul prato verde di casa sua. Si allontanò, andando verso un albero che aveva una ruota appesa a un ramo da una corda. Era il suo rifugio quando aveva voglia di pensare, voglia di riflettere o semplicemente voglia di stare in pace e ascoltare i suoni della natura. Era un bambino silenzioso, voleva semplicemente ascoltare, mentre si dondolava nella sua ruota. All’improvviso i suoi occhi persi nei suoi pensieri, caddero su un piccolo e liscio sassolino blu. Il bambino scese dalla ruota e prese il sasso, girandoselo tra le mani come se avesse trovato un tesoro nascosto. Sorrise senza motivo, i suoi occhi ancora fissi in quel tesoro. Decise che quello sarebbe stato il suo segreto, insieme all’albero con la ruota. Ritornò a dondolarsi, tenendo il suo piccolo segreto tra le mani e ridendo felicemente, fantasticando sulla provenienza del sasso, su quali poteri straordinari aveva, se in realtà era un portale magico che ti trasportava in una dimensione parallela. Poi infine pensò che un semplice sassolino blu lo aveva reso felice e che magari era questo il suo potere: sono le piccole cose a farci andare avanti e a sostenerci nelle giornate più cupe

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  16. Su instagram sono @http_sun

    È un pomeriggio come tanti.
    Un bambino e una mamma vanno a un parco giochi: dopo una lunga strada tortuosa e stretta, arrivano al parco, trovandolo però in chiusura.
    Gli operai stavano chiudendo tutte le giostre, ricoprendo le cabine di comando con innumerevoli lucchetti.
    Il bambino, affacciandosi, avvista una ruota panoramica, che girava ancora: speranzoso, si gira verso la mamma e urla con la sua vocettina scattante “Guarda mamma!Gira ancora!Non si ferma!Voglio andarci!”.
    La mamma guarda la giostra, che proprio nel bel mezzo della frase del piccolo, si ferma.
    Il bambino rimane in silenzio, deluso: chiede poi alla madre “Perchè si è fermata quando io ho detto di volerci andare?”.
    La donna sorride amaramente, rispondendo al figlio “si è comportata come la vita,amore.Ha smesso di girare proprio nel momento in cui hai sperato tanto non lo facesse.”

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  17. Frenetica,sempre frenetica è la nostra vita;tra bollette,libri,conoscenze,parenti e lo stress diventa tanto… Ero in bici in un parco mentre pensavo a tutto questo, alla pressione che molte persone danno. L’idea dell’esame da fare,i problemi con i parenti e il litigio con il fidanzato…che stress.
    A un certo punto vedo un bambino avvicinarsi a me,con un sassolino blu:
    “Ciao bambino,hai bisogno di aiuto?Lo sai che non è prudente avvicinarsi agli estranei?”
    “Ehi ciao! Lo so,lo so,ci sono i miei genitori li in fondo e stavo dipingendo sassi. Scusa,mi è sembrato fossi tu ad avere bisogno di aiuto”
    Nel frattempo mi aveva dato il sassolino blu dipinto…
    “Avrei bisogno di un sasso?”
    “Avresti bisogno di calma, calma e riflessione. Il blu è un colore che mi porta calma,magari succederà anche con te”
    Lo ringraziai e osservai mentre tornava dai genitori,mi fermai sotto un albero e osservai il sasso, ho riflettuto molto quel giorno… Ma con calma.

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  18. Ero un bambino diverso.
    Me ne stavo in disparte ad osservare gli altri. Non parlavo con nessuno, non perché non mi piacesse stare con gli altri, ma semplicemente amavo stare a guardare. Amavo fantasticare, immaginare la storia di tutte quelle persone. Amavo l’aria aperta, stendermi sull’erba umida e osservare il cielo, puntavo in alto, mi dava un senso di libertà. Amavo il cielo, per questo dipingevo tutti i sassi si blu. Volevo creare un cielo tutto mio. Adesso sono cresciuto e ho capito una cosa. La vita è un ciclo, una ruota che gira. Ancora oggi infatti amo guardare gli altri, il cielo e dipingere.
    Sono ancora quel bambino silenzioso.
    Sono ancora quel bambino diverso.

    @rosewonderfulrose

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  19. “Che colore ha la felicità?”

    Una mattina ero al parco. Era molto presto, le strade deserte.
    Camminavo solo con le mani in tasca, lanciando col piede la ruota abbandonata di una macchina a ogni mio passo.
    I miei pensieri vagavano in un oceano di dubbi, che non riuscivo a sfatare.
    Sono sempre stato un bambino silenzioso, un ragazzo di poche parole che non amava esternare i suoi pensieri, ma questo solo per un motivo: mai avrei voluto intasare le menti ingenue di chi mi circondava.
    Ad un certo punto, non so come, alzai lo sguardo, e vidi un bagliore che veniva da un cespuglio: un sasso blu.
    Ma come era possibile? Un sasso luminoso, e pure blu?
    Lo presi delicatamente tra le mani, quando ad un certo punto arrivó un uomo incappucciato, non si poteva vedere il suo volto, ma con l’aria tranquilla, mi disse: “Vedi?  Tu sei come questo sasso: impossibile da trovare, raro come pochi. TU sei una persona rara, abbi cura di far splendere le tue imperfezioni, sempre, e non permettere a nessuno di ostacolare i tuo sogni”. E cosí se ne andó, lasciandomi a bocca aperta.
    Non ringrazieró mai abbastanza quell’uomo, ora sono un ragazzo felice, prima non conoscevo la felicità, e l’ho conosciuta grazia a un innominato, e a un sasso blu.

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  20. Un Bambino stava giocando in un parco con un copertone di una ruota e un bastone quando all’ improvviso perde il controllo della ruota e quest’ultima rotolò giù per una delle piccole colline del parco per poi finire nel laghetto. Il bimbo piange in silenzio, è triste, quello era il suo unico nuovo gioco… quando di botto in preda a un raptus isterico di rabbia e tristezza tira calci alla terra e ai sassi e mentre cerca di colpirli tutti minuziosamente nota uno strano sasso. Blu. Lo attira. Gli piace. Lo prende e inizia a giocare con quel sasso immaginando mondi tutti suoi nel più completo silenzio. Era un bimbo silenzioso. Non aveva amici poichè era timido e aveva poca fiducia nelle persone. Dopo un po’ gli si avvicinò una bambina. Era carina. Aveva un vestito dello stesso colore di quel sasso e fu proprio questo a convincere il piccolo che poteva fidarsi di lei.
    Le sorrise. “Vuoi giocare con me.” Chiese lei. Lui pensò che fosse da sola come lui. Era uscito di casa da solo, i suoi genitori non lo controllavano mai. Le disse di si. Giocarono insieme tutto il pomeriggio, ma alla fine della giornata la piccola gli disse:”io stasera devo partire.. andrò in un’altra città… ho paura..” Lui si sentì triste per lei e decise d’istinto di farle un regalo. Gettò il sasso che aveva trovato in precedenza contro un’altra pietra molto più robusta, dividendo il sasso perfettamente a metà, per poi dirle:”ogni volta che avrai paura stringi questo, spero che ti infonderà gioia e coraggio come ha fatto con me” lei non capiva.” È il colore” disse lui come spiegazione. Lei partì e lui, ad anni di distanza iniziò a cercarla. Tornò nella sua città natale e andò a quel parco. La vide. Aveva una maglietta blu e non appena lo vide sorrise. “Sapevo che mi avresti trovata”

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  21. In un piccolo paesino di campagna di soli 1000 abitanti, abitava “Il bambino silenzioso”, questo bambino era chiamato così perchè ogni giorno verso le 17.00 lui andava nel parco vicino a casa sua e fissava il nulla da solo.
    Veniva deriso da tutti perchè lo credevano un bambino strano, muto e asociale, quasi incapace di esprimersi.
    Ma a lui non importava, lui stava li, in quel parco dove girava una brezza abbastanza forte da muovergli I capelli, ma allo stesso tempo abbastanza cauta da non far rumore.
    Infondo, a lui piaceva solo osservare la città, scoprire ogni piccolo dettaglio di quel bellissimo paesino screditato da tutti.
    Continuò con la sua solita routine fino a quando un giorno, arrivo al parco un ora prima.
    Era diverso dal solito, la brezza era quasi svanita, e tutto ciò che gli piaceva guardare era stato rovinato da un incidente sulla strada, un camion fuori strada con una macchina ribaltata erano riusciti a rovinare quel meraviglioso panorama.
    Rimase li più del solito, era come se pietrificato da quell’immagine, non riusciva a vedere altro che disordine dove fino allo scorso giorno regnava la perfezione, addirittura c’era una ruota che era arrivata dentro il parco.
    Appena vista il bambino decise di dirigersi dalla ruota colmo di rabbia, ma quando arrivo sul posto, non potè non rimanere estasiato da quel piccolo sassolino blu dentro il cerchione della ruota.
    Ora quel bambino quando va al parco non guarda più la bellezza de suo paese, adesso ha imparato che le cose più belle sono I piccolissimi particolari, quelli quasi impercettibili.

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  22. Chiudo gli occhi come a sentire ancora quel piccolo, fragile bambino silenzioso che mi guarda con immensi occhi, ricordandomi che non è ancora troppo tardi. Soffia un vento lieve, ma il mare s’infrange sugli scogli come il mio umore. Poco distante vedo due oggetti, un sasso blu e una ruota, così differenti tra loro, eppure così vicini, voraci amanti del mare che li ha spinti a riva. Il sasso luccica e splende, riflette la luce lunare, la ruota s’impregna d’acqua e marcisce. Uno così bello e deciso, l’altra così zuppa e malinconica. Come me e te. L’alba sta per sorgere e piccoli ciuffi d’erba s’illuminano in lontanaza, vedo il bambino silenzioso calciare qualcosa, con rabbia, con foga, come muto e assordante bisogno di sogni ancora vivi in cui credere.

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  23. -Lo ricordo come se fosse ieri…-
    – Vedi che era ieri-
    – E stai zitto che fa atmosfera!
    Dicevo? Ah si lo ricordo come se fosse ieri, eravamo al parco, il cielo era perfettamente limpido di quel azzurro semplice e perfetto che sembra il colore della felicità-
    – Se Vabbè –
    – Ma dio santo smetti di spezzare l’atmosfera?! Il vento soffiava dolcemente accarezzando la pelle, mentre il sole rispondeva alto nel cielo. Noi stavamo davanti al laghetto, che splendido rispecchiava il cielo-
    – Ancora ste boiate?-
    – Ancora a rompere il cazzo?-
    – piano che c’è un bambino-
    – e che te frega? Tanto è muto-
    Sei terribile… Però porca puttana è vero. Ma perché stai raccontando sta stronzata a sto bambino?-
    – perché sta storia va diffusa-
    – e quindi la racconti ad un bambino muto?-
    -Giancarlo mi ha fatto giurare di non raccontarlo…-
    – Ah-
    – Si a quanto pare quel sasso era speciale per Letizia-
    – Quindi lui ha pensato bene di prendere quel sasso blu e lanciarlo nel lago?-
    – avesse fatto solo quello… Lo ha lanciato così male da romperle i raggi della ruota, lei pensa che sia stato qualche ragazzino un po malandrino, allora ti dicevo… Ma dove è andato?
    – se ne è andato quando abbiamo iniziato a dire parolacce-
    – sto ragazzini di merda… Non sanno proprio cosa sia l’educazione mah…-

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  24. Un bambino silenzioso camminava solo,era sempre solo ..non se la sentiva di passare il suo tempo con nessuno in quanto non si sentiva a suo agio con gli altri bambini e sempre triste perché i grandi avevano sepre di meglio da fare che stare a giocare con un bambino silenzioso..l unica cosa che aveva era se stesso e la sua immaginazione, immaginava spesso di essere altrove in grandi città luminose che gli descriveva lo zio quando tornava dopo mesi di viaggio.
    Una mattina camminando nel parco trova una bimba giocare con dei sassolini, lei era tenera con i codini e il viso tondo che risaltava i suoi occhetti blu, lo fissò attentamente gli prese la mano e lo invitò a giocare con lei passarono la giornata insieme e prima di andarsene la bimba gli lasciò uno dei suoi sassolini, un sassolino blu come i suoi occhi..
    Il bimbo passò molto molto tempo prima di rivedere la sua amica ..avendo come suo ricordo solo quel sassolino, la ritrovò una sera mentre era sulla ruota panoramica in una città lontana da dove abitava, perché quel bambino era cresciuto.. era lontano da casa ma non aveva mai perso la sua personalità e il sogno di rincontrarla almeno una volta.

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  25. A scuola c’era questa maestra molto strana che diceva sempre ai bambini “verde speranza, rosso passione e blu inutilità, la tristezza”. Un giorno in cortile la maestra disse a tutti di prendere un sassolino e di colorarlo; Marco lo colorò di blu. Quando arrivò a casa, come al solito, nessuno era lì ad aspettarlo e, in silenzio, si sedette sulla ruota appesa all’albero e cominciò a dondolare guardando il suo sassolino. Di colpo gli tornarono in mente le parole della maestra e i sassolini degli altri compagni, tutti avevano colorato il sassolino di verde tranne lui. Allora capì di essere solo.

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  26. Leo non era un bambino comune. Leo non amava la compagnia degli altri bambini, detestava gli schiamazzi, le urla, le risatine delle sue antipatiche compagne di classe. Odiava quando il suo spazio vitale veniva violato con prepotenza dagli spintoni di qualche moccioso, dai loro aliti pestilenziali. Detestava essere tempestato di domande-“Perché non parli mai?”, “Perché non giochi mai?”, “Cosa stai guardando?”.
    Quando la situazione sfuggiva di mano, ecco che lo vedevi infilare la sua piccola mano nella tasca del grembiule, dalla quale tirava fuori un sassolino blu, lo stringeva tra i palmi come nel tentativo di trasferire all’insolito sasso tutte le urla che lo disorientavano.
    La verità era che Leo cercava con insistenza di far prevalere il suo silenzio interiore, sulla baraonda in cui era costretto a vegetare ogni giorno. Avrebbe voluto fuggire dal quell’edificio, dove ogni singolo stimolo turbava la sua calma, le pareti colorate, l’intensità delle luci, persino il più flebile stridio delle scarpe da ginnastica sul pavimento di marmo. Fortunatamente, una volta terminato l’orario scolastico, Leo aveva la possibilità di alienarsi completamente dalla realtà per 20 minuti.
    Quando tutti i bambini correvano tra le braccia della mamma, entusiasti di tornare a casa, Leo si dirigeva al cortile.
    Tra le dita l’onnipresente sassolino blu, camminava spedito verso una di quelle ruote di gomma, vecchia di chissà quanti giorni. Si sedeva, e lasciava che il silenzio del cortile si insidiasse dentro la sua mente, e la liberasse da l’eco delle grida pestifere che ancora riverberava da tempia a tempia.
    Tuttavia quel giorno non era da solo, di fronte a lui un ragazzo, che lo guardava curioso, le sue scarpe bianche rovinavano l’immensa distesa verde di cui vantava il cortile. Lo vide frugare nella tasca ansiosamente. Tutto ad un tratto la solita stoicità di Leo venne spezzata per un secondo, il ragazzo stringeva un sassolino blu, identico a quello appartenente al bambino silenzioso.
    Che per un secondo, era sicuro di guardare se stesso del futuro.
    Chiuse gli occhi come per poter riorganizzare i pensieri, e una volta riaperti, del ragazzo non c’era traccia.

    Instagram: x.simyy

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  27. @alessia_pio su Instagram
    Un tiepido pomeriggio di fine estate, un bambino silenzioso – chissà poi perché – disteso su di un verde prato gioca a rincorrere con lo sguardo mille piccole formichine che si muovono indaffarate tra i fili d’erba e i contorti percorsi che disegnano. Le segue attentamente, come a voler entrare nella loro piccola testa, come per capire il motivo che le spinge a continuare a camminare senza sosta, tracciando strani disegni: una ruota, una linea a zig zag, un semicerchio.
    Nulla sembra distrarle.
    Continuo a guardare quel bambino che guarda le formiche e mi chiedo cosa si prova a superare le distrazioni, ad avere un obiettivo in mente e a raggiungerlo, come fanno le formiche, che sembrano programmate per portare a termine il loro compito.
    Ad un tratto vengo distratta da una pietra, una pietra blu, che sembra messa lì proprio per distogliermi dai miei pensieri – mannaggia a lei! – e mi trovo al punto di partenza, persa nelle mie domande senza risposta.

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  28. Un profumo diverso, un mattino nuovo, con i suoi delicati passi toccò il gentil prato del suo cortile. Era umido, un po’ freddo, ma il bambino, silenzioso, si mise a giocare con quello che trovò. Le gocce di rugiada facevano brillare quel disteso tappeto verde come un cielo stellato di giorno, i rami secchi se spezzati, riecheggiavano per tutto il vicinato,insieme al latrare dei cani che, probabilmente, se la prendevano contro qualche solito gatto di passaggio. Il bimbo, non aveva molto con cui giocare, il suo triciclo si ruppe quando provò in modo spericolato a lanciarsi giù in discesa. Era rimasta solo la ruota, appoggiata contro la recinzione in legno. Accanto a quest’ultima, vi era un sasso blu, lo aveva dipinto in memoria del suo triciclo rotto, che era proprio dello stesso esatto colore della pietra, quasi a ricordarlo. La madre si mise a lavare i piatti, lo vide dalla finestra, era in giardino come suo solito nel weekend, quando non doveva recarsi a scuola. Sul bancone della cucina nella quale la madre stava, vi era un barattolo di vetro, riposto in un angolino in modo che non si notasse; era pieno, ormai, e tutto il sacrificio che era stato posto nel contenuto del barattolo, finalmente, poteva essere usato per qualcosa di grande. Il pomeriggio stesso il bimbo se ne stava in cameretta, sapeva che i suoi genitori erano andati a far spesa e che sarebbero tornati presto, ma questa volta, ci misero un bel po’ a tardare, fino allo scorrere delle 3 ore. Poi, finalmente, si aprì la porta di casa. Il bimbo si precipitò dalle scale, e accolse con affetto la madre, che lo invitò a recarsi in giardino. I suoi occhi si spalancarono, rimase a bocca aperta, scettico di quello che gli era posto di fronte. Una bici, blu, nuova di zecca, fatta appositamente per lui, le stava brillando sotto la luce del sole, e dalla gioia, il piccolo, non poté far altro che ridere, chinarsi a terra e strappare quei piccoli ciuffetti d’erba per poi lanciarli in aria come piccoli coriandoli. Era veramente felice, ed imparò che quando una cosa si rompe o si perde, dietro l’angolo, c’è qualcosa di più grande che ci aspetta con immenso splendore.

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  29. Esco di casa in questa calda mattina in montagna, apro la porta sento il vento fresco che mi solletica la pelle, il sole tiepido che mi scalda le gote e l’odore dell’erba bagnata che mi stuzzica il naso.
    Scendo dalla collina e sfioro con le mie scarpe bianche a righe nere l’erba verde ancora inumidita dalla ruggiata e bagnata dal sole.
    In lontananza sotto un albero vedo un bambino silenzioso, con il capo chino ed il viso troppo triste per la sua età. Mi avvicino lo guardo negli occhi di uno splendido colore azzurro e con malinconia mi indica con il dito il suo carretto giocattolo, con una ruota rotta. ” non cammina più” piagnucola . Vado verso il carrettino e comincio ad osservarlo, ” ecco cosa ci sta che con va! ” esclamo felice..”un sassolino azzurro è rimasto incastrato nella tua ruota”. Lo afferro fra le mani e lo mostro al bambino che sorridendo mi sussurra” tienilo adesso è tuo, non ti scordare di me perché quel sasso sono io”
    Mi sveglio di soprassalto,è tutto un sogno ma nella mano che tengo stretta trovo uno splendido sassolino blu.

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  30. eccomi con la mia storia,.

    Pietro aveva il viso segnato dalle maglie della rete. Sul green i giocatori facevano vibrare l’aria, mentre lui sognava restando in silenzio. Non perdeva un movimento delle spalle e delle gambe. Il colpo secco con l’erba che volava, mentre il bianco della pallina compiva il volo per planare distante. I rumori si smorzavano, mentre la visuale diventava vuota e le voci dei giocatori e dei caddies si perdevano nell’aria. Un attimo e sul prato tornava il silenzio interrotto dalle grida delle gazze alla ricerca di qualcosa. In silenzio Pietro riprese la strada di casa, tenendo stretto il suo piccolo tesoro. Un uomo stava sacramentando accanto alla vecchia Panda senza una ruota. Per terra giaceva quella scorta arrugginita e per di più sgonfia. Pietro trattenne la risata, perché trovava comica la scena, ma non voleva incorrere nell’ira dell’uomo congestionato nel volto per la rabbia.
    Nel cortile di casa Pietro prese un manico di scopa, depositò il suo tesoro sul piccolo monticello di terra simulando il tee un sasso rotondo e blu. Dondolò sulle gambe come aveva visto tante volte e zac un colpo violento al sasso che terminò lontano.
    Pietro rimase sbigottito. Il vetro del vicino non c’era più.

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  31. […] Scrivere Creativo propone periodicamente dei mini esercizi che servono a condensare in poche righe una storia. Questo tipo esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrivente attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia. L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile. Inoltre ci sono tre paletti, tre parametri definiti da rispettare. Infine ultima difficoltà un limite di parole, che obbliga a non dilungarsi in concetti relativamente inutili o ripetitivi. […]

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  32. COME L’ARIA CHE TI SFIORA

    Evelyn agitava le mani davanti a sé sempre più velocemente finché il suo viso si contorse in smorfie di appagamento.
    Rannicchiata sul marciapiede, dava le spalle al parco e ai suoi genitori che, seduti e abbracciati su una panchina, la osservavano colpiti ogni giorno di più dalla sua unicità.
    Sapevano che non avrebbe messo la sua vita in pericolo, nonostante lo sfrecciare inesorabile delle auto che si arrestavano solo al rosso del semaforo. Era in quei momenti che Evelyn si alzava e cominciava a saltellare, spostando il peso da una gamba all’altra, lo sguardo fisso sulle auto.
    «Attenta, tesoro. Dove sono i tuoi genitori?» domandò una signora che la affiancò per attraversare la strada.
    Si guardò intorno e incrociò l’espressione rassicurante di due persone che le facevano con le mani il gesto di “OK”. Ricambiò con un sorriso e proseguì per il suo cammino, sfiorando inavvertitamente un braccio di Evelyn. Ma lei sembrò non curarsene.
    Era nuovamente rannicchiata sul marciapiede e si cingeva le gambe.
    Le auto erano tornate a scalfire l’aria, quando un sassolino arrestò la corsa intercettando le sue scarpe. D’istinto vi mise la mano sopra, seppur continuando a mantenere la concentrazione.
    «Affascinanti, non è vero? I raggi delle ruote.»
    Scattò il semaforo rosso ed Evelyn si bloccò, la testa china sulle scarpe ad esplorarne i lacci.
    «E lo sono ancor più se di raggi ce ne sono tanti» aggiunse la voce inaspettata. «Io sono Bryan. E sono come te, anche se non parli. Anch’io vengo spesso al parco, non è la prima volta che ti vedo. Vivi nel tuo mondo, come io nel mio. Ma so che puoi capirmi. Perciò…mi ridaresti il mio sassolino, per favore?»
    Evelyn non si mosse, spostò soltanto lo sguardo verso la sua destra. Scorse un paio di scarpe bianche con tre righe nere diagonali, sovrastate da un paio di jeans. Poi tornò a concentrasi sui lacci.
    «Blu.»
    «Sì, esatto. Il mio sassolino è blu. Me lo ridai?»
    Evelyn lo raccolse da terra e allungò il braccio verso Bryan, porgendoglielo.
    «Grazie mille, ci vediamo.»
    Bryan girò sui tacchi e si allontanò correndo. Passò accanto alla panchina su cui erano seduti i genitori di Evelyn, che intanto avevano assistito alla scena, e urlò: «Un giorno vostra figlia avrà qualcosa da dirvi!»
    Si persero dietro le parole di quel ragazzo insolito e si voltarono verso di lei.
    Evelyn sfarfallava le mani al cielo e saltellava.
    Il semaforo era rosso.

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  33. Il sasso

    Era una giornata di sole al tramonto, le ombre si allungavano sull’erba verde del prato dove il bambino camminava piano tornando a casa in tempo per la cena. Pantaloni lunghi stazzonati e scarpe bianche. Aveva abbandonato la bicicletta con la ruota piegata dall’urto contro un sasso e ora non sapeva come raccontarlo a casa. E lo sapeva, non sarebbe servito a nulla dare calci all’erba sollevando foglie e polvere. Aveva quasi voglia di piangere, rompendo il silenzio che aleggiava.
    A un tratto qualcosa si mosse e attirò la sua attenzione distraendolo dal suo dramma. Si voltò adagio ma non vide nulla. Ma subito un’ombra gli passò vicina e questa volta, di scatto, riuscì a scorgere una striscia blu stagliarsi nell’ombra dell’albero e poi successe. Lì, a mezz’aria, si era fermata una pietra blu che sembrava lo chiamasse; guardandola meglio, si rese conto che era la stessa contro cui era rovinosamente finita la ruota della sua bicicletta. Non si chiese come facesse a volare o stare ferma nell’aria, era affascinato da quella visione e troppo pieno di fantasia. La prese con se, pensando che, in fondo, la giornata non stava finendo troppo male.

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  34. La giornata prometteva una passeggiata bellissima al parco vicino a casa. In un angolo della mia camera le mie scarpe da ginnastica nuove erano li ben appaiate, pronte ad essere indossate. Al parco c’è tanta gente oggi, un ragazzo corre sulla pista con la sua bicicletta su una ruota soltanto, è bravo speriamo non cada.. All’improvviso la mia attenzione è attratta da un bel sasso blu che sembra quasi una gemma. Mi chino per raccoglierlo, ma con mia sorpresa il sasso non è che la punta di un grande masso che non riesco a estrarre. Li vicino un bambino silenzioso osserva la scena e sorride. “ciao hai visto che bello?,” il bambino non parla, ma si avvicina per guardare il grosso masso blu. In lontananza una folla di gente comincia a gridare, mentre il grosso masso all’improvviso emette una luce blu che si alza verso il celo. Un enorme oggetto volante a forma di disco si avvicina sempre di più al fascio di luce, che ormai è diventato largo almeno un metro. Poi all’improvviso il grosso oggetto volante si allontana con una rapidità inimmaginabile e il fascio di luce scompare, lasciando un foro nel terreno al posto del masso blu. Non sapremmo mai con certezza cosa sia successo, ma da allora i miei occhi possono vedere oltre le cose, oltre i muri, oltre lo spesso strato di una lamiera di metallo.. Del bambino? Non ho più saputo nulla, ma pare che siano avvenuti strani fenomeni dopo qualche anno…

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