MiniDistacco – 1 – Aria


Oggi vi proponiamo un nuovo gioco!
Questo tipo di esercizio vuole sviluppare competenze di sceneggiatura, fantasia, creatività attraverso il mondo dell’illustrazione.
Essere in grado di creare una vignetta autoconclusiva non è facile, quindi serve esercitarsi.
Il gioco è molto semplice:
Inventa una vignetta sulla base dei seguenti ingredienti:
– Argomento: ARIA
– Personaggi:
    1) IntimoDistacco (trovate il personaggio su Instagram dove trovate anche delle vignette di esempio)
    2) un vecchio.
– Un cellulare
IMPORTANTE: CREARE UN FINALE D’EFFETTO

 Descrivete la vostra vignetta qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

 

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6 pensieri su “MiniDistacco – 1 – Aria

  1. I:cosa stai facendo qui tutto da solo sotto questo gazzebo, fa freddo, vieni ti offro un tè caldo.
    V: lasciamo stare ragazzino, rimango seduto qui, voglio che la pioggia scivoli giù dal tetto di questo gazzebo
    I: ma prenderai un accidente, non senti quanta aria tira? Andiamo, puoi guardare la pioggia cadere anche all’interno dei bar della nostra città, prendo il mio cellulare, chiamerò qualcuno, dai signore venga!
    V: sono un vecchio, lasciami ascoltare ciò che l’aria del vento ha da dirmi. E anche tu ragazzino, potresti tacere a volte, stacca il naso da quel maledetto schermo, ascolta: il vento vede molte cose che non potremo vedere mai, anche solo il vento è un qualcosa che non vediamo ma sentiamo. Se taci, l’aria sussurra qualcosa, devi solo concentrarti, mi hai ascoltato o sei rimasto a guardare il tuo telefono?
    Ragazzo, chiudi gli occhi.
    I: ma ne è sicuro? Bah, prenderà solo del freddo, se lo farò poi lei verrà con me a prendere un tè? Va bene mi ha convinto, 1, 2, 3 ora chiudo gli occhi.
    ~attimo di silenzio~
    Il vento ulula, l’aria si alza, senti il fruscio Delle foglie degli alberi cadute a terra.
    I: si…signore… Ora sento, grazie.
    *Apre gli occhi*
    I: signore?
    Il vecchio era sparito, pure il cellulare di intimo era sparito, l’aria era sparita, le foglie avevano smesso di fare del rumore.
    “Ascolta, sono l’aria, la moglie del vento, l’hai visto? Sembra un vecchio burbero che ama la pioggia.”
    Intimo aveva percepito questo dall’aria.
    I: dovrei mettere via il telefono più spesso.

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  2. una figura anziana cammina leggiadra e sembra quasi non toccare terra mentre osserva la bellezza del territorio circostante, intimo invece è fisso a guardare lo schermo del proprio telefono, che lo distrae da tutto. Poi nota l’anziano, posa il cellulare e si avvicina per parlargli di come sia possibile sentirsi così leggeri al giorno d’oggi perché lui ci prova a distaccarsi da tutto ma non ci riesce. L’anziano gli risponde che è colpa delle catene che intimo ha intorno ai polsi e intorno alle caviglie, catene digitali che gli impediscono di vedere la bellezza di ciò che lo circonda e che prima di allora non si era accorto di avere. Il vecchio gli dice che essendo nato in un’epoca diversa lui non aveva tali catene ma che poteva riuscirci anche intimo distaccandosi dalla vita fasulla e perfetta che tutti tentano di ostentare su internet, ma che nessuno di quegli utenti ha.

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  3. Intimo Distacco e un vecchio sono seduti su una panchina
    ID: che bella giornata, signore, non trova? È bello respirare aria fresca in queste giornate non troppo calde
    V: sì hai ragione, vengo spesso qui con la speranza di vedere qualche bambino o ragazzino giocare a pallone, ma ormai…se ne vedono pochi in giro
    ID: il panorama poi qui è fantastico, è piacevole vedere cose nuove
    Intimo Distacco tira fuori il cellulare per fare qualche foto
    V: non pensi che invece di fotografare il paesaggio potresti ammirarne la bellezza? Senti quest’aria, respira, ascolta. Quella è proprio la causa della mancanza dei bambini che giocano fuori perciò, per favore, distogli gli occhi da lì e ammira
    Intimo Distacco ci pensa un po’ e ripone il cellulare nella tasca
    ID: ha ragione signore, mi dispiace
    V: non devi dispiacerti, ma essere felice…guarda che bel paesaggio, è diverso che vederlo attraverso uno schermo
    ID: la ringrazio, è meraviglioso respirare l’aria, sentire il profumo degli alberi, dell’erba bagnata, ascoltare le macchine che passano in lontananza…
    V: bravo ragazzo, sei proprio il motivo che ho per continuare a sperare

    @carly_hootowl

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  4. Intimo distacco è su un altalena.
    Ad un tratto sente un “bzzzzz” proveniente dalla sua tasca.
    Sulla home del cellulare un messaggio di Intima Nemesi che richiede la sua presenza.
    A un tratto, dal nulla, spunta un vecchio.
    “Dimmi giovanotto, era la tua ragazza? Perdona la curiosità di un povero vecchio.”
    Intimo risponde:
    “Si figuri, non è la mia ragazza, io vorrei che lo fosse ma non può succedere.”
    Il vecchio replica:
    “Credi nel destino?”
    Intimo:
    “Dovrei crederci?”
    Vecchio:
    “Non lo so, sta a te, io per esempio credo che non possiamo cambiare il destino, ma incidere sui dettagli.
    Vedi per esempio questa altalena, tu vai avanti e indietro, non puoi impedire che l’aria ti colpisca, ma puoi decidere di scendere dall’altalena e cominciare a correre, l’aria ti colpirà lo stesso, è vero, ma sarai tu a decidere come e quando lo farà. Il destino colpisce ma tu non restare inerme, incidi i tuoi dettagli.”

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  5. Questa è la vignetta scelta https://www.instagram.com/p/Bn8akvgHxEm/?taken-by=intimodistacco
    e questo è il mio racconto
    Alice osservava questa vignetta e prese la stilografica per buttare giù qualche pensiero.
    “Cosa mi suggerisce?” si chiese, appoggiando la penna sul foglio bianco. Si grattò una guancia e chiuse gli occhi.
    Fluttuò nell’aria, aggrappata a un palloncino, mentre osservava la terra che si allontanava. Nessuna paura si disegnò sul suo viso: era sufficiente non mollare il filo.
    “Sì” confermò Alice. “Sono racchiusa in una scatola”.
    Scoprì che non volava ma era all’interno di una scatola di cartone color marrone scuro. Una scatola da scarpe, per la precisione scarpe per il trekking.
    Rise al pensiero di fare trekking, lei che era pigra come bradipo. Adesso era immersa nell’umidità della foresta pluviale brasiliana aggrappata a un albero che non conosceva ma che sporgeva sul fiume, dove l’acqua di colore verde scorreva con lentezza.
    Un’imbarcazione a forma di canoa era guidata da un vecchio dai capelli bianchi. In effetti era un bianco che tendeva al grigio tanto erano sporchi.
    Alice strinse gli occhi vedere meglio. Era miope e senza occhiali non scorgeva nulla, solo ombre sfuocate. Rise ancora perché un bradipo con gli occhiali non esisteva in natura.
    Il vecchio dalla pelle grinza e bruciata dal sole cantava una nenia, mentre vogava con decisione nel fiume. Alice non capiva le parole ma con la mano lo salutò quando la sua voce fu più vicina. Senza occhiali vedeva solo le ombre, purché fossero abbastanza vicine.
    «Aho! Che fai sull’albero?»
    Alice resto basita. “Ma parla italiano quel vecchio indios brasiliano” pensò rimanendo a bocca aperta.
    «Chiudi la bocca o si riempe di insetti» la canzonò il vecchio, che riprese a vogare con forza e a cantare uno stornello romano.
    Mentre il vecchio continuava a remare, Alice si ritrovò sospesa in aria aggrappata al suo palloncino rosso che dondolava tra una nuvola e l’altra. Era tornata la ragazzina di sempre. Capelli biondi sciolti sulle spalle, frangetta alla Valentina e occhi grigi azzurri.
    L’avventura la teneva di buon umore e per nulla intimorita vedendo la terra da lassù. La vedeva perché sul naso portava i suoi occhiali con la montatura a tartaruga.
    Si stava beando, quando uno scossone la riportò nella sua camera col letto a castello che divideva con sua sorella Sonia e il poster di Bono appeso alla porta.
    «Dormi? Non rispondi al cellulare?»
    Era sua mamma che la fissava in piedi accanto alla scrivania, ingombra di fumetti.
    Il cellulare squillava e sul display c’era il viso di Franco.
    «Dimmi» rispose Alice.
    «Allora sei uscita dalla scatola in cui hai rinchiuso la tua parte migliore?»

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